il 15 gennaio, 2019

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Vite, vitigni e Qualità

Nell’ambito della Viticoltura più innovativa si affermano tecniche irrigue mirate al raggiungimento di obiettivi qualitativi di pregio. Si osservano applicazioni che da un lato nascono dalle stesse reazioni fisiologiche, dall’altro permettono di evidenziare vere e proprie risposte varietali all’irrigazione a goccia di precisione.

Irrigazione, la pratica agronomica che fa la differenza

L’ampia sperimentazione, in merito ai risultati delle prove in irrigazione a goccia in Viticoltura, evidenziano diversi comportamenti secondo i differenti tipi di vitigni con sviluppi interessanti sulla qualità dei mosti e quindi sulla seguente tecnica di vinificazione. Ecco che la tecnica microirrigua a goccia evolve da pratica saltuaria a vera e propria pratica agronomica con precisi obiettivi produttivi e precise tecniche di applicazione. È dimostrato che il mantenimento di uno stato idrico minimo nella vite è funzionale al corretto completamento della maturazione fisiologica e tecnologica, ovvero non solo zuccheri e acidità ma anche sostanze fenoliche e aromatiche.

La qualità si fa con poca acqua

La gestione dell’acqua ci permette di gestire diverse variabili anche utilizzando le tecniche di deficit idrico controllato (RDI), tecnica di programmazione irrigua che tende a limitare la disponibilità idrica entro particolari fasi fenologiche: Allegagione, Inizio sviluppo grappoli (moltiplicazione cellulare) e Invaiatura. Permette un importante risparmio idrico nell’ordine del 40-50%, migliora la qualità della produzione con riduzione quantitativa, normalmente, rispetto al pienamente irrigato.

Domanda idrica e risposta qualitativa

Uno stress idrico controllato (RDI) che limiti lo sviluppo vegetativo è favorevole per la maturazione delle uve, infatti otteniamo una riduzione dell’effetto competitivo degli apici vegetativi con lo sviluppo dei frutti (minore necessità di potatura verde-cimatura). Sottoponendo la vite a RDI, subito dopo l’allegagione, è possibile controllare le dimensioni della bacca e lo sviluppo vegetativo; dopo l’invaiatura favorisce l’accumulo di antociani nella bacca. In generale favorisce l’accumulo degli zuccheri senza eccessi con contenimento del grado alcolico, la formazione dei polifenoli, mantiene un maggiore patrimonio acido, in definitiva buon equilibrio nella composizione delle uve e quindi dei mosti. In pratica si portano le piante in maniera controllata alle porte dello stress idrico per poi reintegrare l’acqua con irrigazione programmate, riassunte nella tecnica del poco e spesso. Questa tecnica può essere realizzata solo grazie ai gocciolatori autocompensanti (Uniram/Uniwine e Dripnet/Dripwine) che permettono l’apporto della stessa quantità d’acqua a tutte le piante con la massima uniformità.

Indagare la risposta varietale al RDI

È sempre più evidente la risposta varietale del singolo vitigno all’irrigazione a goccia, per esempio su Vermentino la tecnica del RDI ha dato migliori risultati produttivi soprattutto in termini di zuccheri e sostanze fenoliche, la gestione in solo soccorso ha dato minore produzione e scarsa qualità. Su Cabernet ha condizionato positivamente il contenuto di polifenoli, antociani totali ed estraibili. Su Sangiovese l’irrigazione in RDI, tra invaiatura e maturazione, ha avuto effetti positivi sul patrimonio zuccherino, sui composti fenolici e sul colore. Su Glera l’irrigazione in RDI applicata nella fase di post invaiatura, si è dimostrata positiva per ottenere con un miglior equilibrio tra componente zuccherina e componente acida. Su Moscato in RDI si è registrato maggiore accumulo di sostanze aromatiche caratteristiche del vitigno (terpeni). E l’indagine è solo al principio…

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