il 23 luglio, 2019

Tipo

Tutti gli articoli

Reddito dalla soia: il segreto è l’irrigazione

L’obiettivo del sistema di irrigazione a goccia su soia proposto da Netafim, oltre ad aumentare le rese, è quello di migliorare la qualità finale del prodotto mediante un aumento del contenuto proteico mantenendolo costante nel tempo.

Nonostante un’annata 2017 con rese tendenzialmente contenute, la soia seminata in Italia nel 2018 vedrà probabilmente un certo incremento, arrivando a superare quota 320.000 ettari.

Gli agricoltori italiani apprezzano questa coltura, tanto che a livello nazionale l’ettarato a soia è raddoppiato nel periodo 2010-2017: i principali responsabili di tale crescita sono Veneto (+90.000 ha), Lombardia (+27.000 ha), Friuli Venezia Giulia (+15.000 ha) e quasi a pari merito Piemonte ed Emilia-Romagna (14-15.000 ha ciascuno). Uno dei motivi di questo incremento è legato sicuramente al fatto che la redditività per questa coltura non è difficile da ottenere, ma valutare con attenzione i costi di produzione è comunque essenziale. La variabilità nelle rese, infatti, può spostare anche di molto il profitto.

Come qualunque altro seminativo, il reddito della soia è legato principalmente alla sua resa per ettaro e un recente studio dell’Università di Padova evidenzia come in Italia la resa per ettaro della soia sia estremamente eterogenea.

Prendendo in considerazione un campione di aziende con una resa tra 38 e 42 q/ha e assumendo un prezzo di vendita della soia di 35 euro/q, il margine lordo varia da pochi euro fino a circa 1.100 euro/ha. Analogamente, se consideriamo le aziende con costi unitari compresi tra 14 e 18 euro/q assumendo sempre un prezzo di vendita di 35 euro/q, i corrispondenti margini lordi variano da 200 a oltre 1.000 euro/ha. In questo ultimo caso, l’ampio intervallo del reddito è dovuto appunto alla produttività per ettaro, che può oscillare da poco più di 20 fino a quasi 50 q/ha.

La tecnica agronomica è il fattore principale per stabilizzare le rese (innalzandole al massimo possibile) e quindi il reddito di questa coltura, di conseguenza l’irrigazione a goccia può giocare un ruolo fondamentale. È proprio in quest'ultimo ambito che l’esperienza di Netafim può fare la differenza: sperimentazioni svolte dal settore Ricerca della multinazionale israeliana su grandi superfici in Carolina (USA) circa 30 anni fa evidenziano infatti come la media produttiva della soia non irrigua sia inferiore alla metà di quella irrigata a goccia: 2,2 t/ha contro 4,5. Altre sperimentazioni svolte negli USA riportano che la media produttiva della soia coltivata utilizzando la subirrigazione a goccia di Netafim (SDI) è di 5 - 5,5 t/ha. Questa agrotecnica ha permesso anche a Kip Cullers, un agricoltore di Purdy (Missouri- USA), di stabilire nel 2010 il record mondiale di produzione: 10,8 t/ha. Tra i segreti di questo incredibile risultato uno dei più importanti è la prevenzione continua degli stress idrici alle piante.

In Italia la soia, soprattutto se in primo raccolto, è erroneamente considerata una coltura poco esigente dal punto di vista idrico in virtù della sua naturale resistenza alla siccità. Per questa ragione è consuetudine di molti agricoltori intervenire esclusivamente con irrigazioni di soccorso, ma la carenza idrica in determinate fasi del suo sviluppo compromette non solo le rese ma anche la qualità del prodotto. Una di queste fasi è quella di riempimento del seme, dove un equilibrato e puntuale apporto di acqua, come quello offerto dal sistema a goccia Netafim, consente di trasferire in modo efficiente la proteina sintetizzata a livello fogliare e, conseguentemente, condizionare il contenuto utile di proteina nel seme.

 

I vantaggi dell’irrigazione a goccia di Netafim

L’obiettivo del sistema di irrigazione a goccia su soia proposto da Netafim, oltre ad aumentare le rese, è quello di migliorare la qualità finale del prodotto mediante un aumento del contenuto proteico mantenendolo costante nel tempo. Questo parametro, infatti, oscilla nelle aziende italiane mediamente in un range compreso tra il 38 e il 42% in funzione dell’annata.

Riassumendo, l’irrigazione a goccia della soia permette di ottenere diversi vantaggi strategici dal punto di vista agronomico, tra cui la possibilità di scegliere quando irrigare, evitando di conseguenza il rischio di stress idrico alla coltura e di gestire in modo ottimale l’azotofissazione grazie alla presenza di un sistema radicale sano che consente una rapida ed efficace simbiosi dei batteri azotofissatori con la pianta.

I vantaggi sono ovviamente anche produttivi, a partire da maggiore uniformità nelle varie parti dell’appezzamento e, ancora più importante, da una stabilità delle produzioni nel tempo. A questo riguardo basta sottolineare che prove di durata quinquennale svolte da Netafim sul territorio italiano evidenziano rese medie per varietà di soia del gruppo 1 irrigate a goccia di 5,4 t/ha (con picchi di 6 t/ha) contro le 4,5 t/ha delle parcelle irrigate a scorrimento.

 

Fonte: L'Informatore Agrario

Commenti

Apprezziamo molto la tua opinione!

0 Commenti