ALI E GOCCIOLATORI SONO UTILI PER UNA GESTIONE RAZIONALE DELL'OLIVETO(Articoli e Letture)

Relevant: Agronomic Support

Sempre maggior interesse è rivolto, in ambito olivicolo, alla gestione razionale della risorsa idrica. I benefici derivanti dalla presenza di un impianto irriguo nell’oliveto sono molteplici e vanno dalla riduzione del fenomeno dell’alternanza produttiva all’incremento delle rese medie, alla promozione dello sviluppo vegetativo, all’opportunità di diradare gli interventi di potatura e infittire i sesti d’impianto, alla possibilità di praticare l’inerbimento e altro ancora. Per massimizzare questi benefici NETAFIM ITALIA da anni promuove e valorizza soluzioni irrigue efficienti e innovative e sviluppa progetti personalizzati, valutando le esigenze specifiche di ogni agricoltore sulla base delle conoscenze tecniche e commerciali maturate in anni di esperienza. 

Gli obiettivi primari devono essere: la riduzione dei costi, aumento della produzione e ottimizzazione della qualità dell’olio da produrre.
Per raggiungere e consolidare tali obiettivi si dispone di alcuni strumenti.
Partiamo dall’intensificazione colturale che va ad aumentare il numero di piante per ettaro. Teniamo presenti due cose: la prima è che probabilmente s’instaureranno all’inizio competizioni tra le piante che potrebbero portare a un minor carico di olive per pianta, la seconda è che avendo più piante per ettaro la produzione per unità di superficie tenderà, seppur con minor carico per pianta, ad aumentare. Ciò dimostra che c’è comunque convenienza economica nell’aumentare il numero di piante con l’intensificazione colturale.
L’olivicoltura tradizionale si colloca su sesti che vanno dai 12x12 agli 8x8 m con le combinazioni intermedie comprese (cioè da circa 70 a 156 piante/ha). La tecnica colturale intensiva si attesta invece tra le 300 e le 650 piante/ha con un sesto medio di 6x5 m (cioè circa 333 piante/ha). Con i sesti superintensivi abbiamo 4x1,5 m cioè circa 1.666 piante/ha fino a 2.000. Possiamo indicare i sesti dell’intensivo (6x5-6x6) come efficace intensificazione colturale da usare come primo strumento.
Intensificando i sesti avremo competizione per l’acqua: più piante poste ravvicinate vanno a ridurre la riserva di acqua disponibile presente nel suolo. Avremo inoltre competizione per la luce e per le risorse nutrizionali. Queste competizioni diminuiranno man mano che il sistema oliveto, gestito in funzione delle nuove condizioni, si equilibrerà e quanto più sarà stabile l’equilibrio vegeto-produttivo delle singole piante di olivo.

PIU’ QUALITA’
L’azione dell’irrigazione riduce il fenomeno dell’alternanza ottimizzando nel tempo la produzione. La maggiore disponibilità idrica mediante irrigazione migliora la qualità e la quantità della produzione soprattutto se utilizzata in maniera razionale e ponderata in un’ottica di risparmio ed efficienza.  Diviene pertanto intuitivo ragionare su tipologie di microirrigazione, in particolare l’irrigazione a goccia. Dato che la presenza di tubazioni sospese o poggiate in campo può interferire con le lavorazioni del terreno e ostacolare le operazioni di raccolta, se vogliamo (ove possibile) essere pratici e razionali, guarderemo alle proposte di un impianto in subirrigazione.
L’acqua non va sprecata o data a caso. Bisogna rifornire tramite l’irrigazione il volume d’acqua necessario a compensare l’evapotraspirato del giorno, o dei giorni precedenti, commisurato alla fase fenologica di sviluppo che la pianta sta attraversando. Questo dato può essere calcolato partendo dai dati agro meteo reperibili in rete oppure usando comuni vasche evaporimetriche o centraline meteo. I dati così reperiti vanno corretti per opportuni fattori che li rendono adatti ad essere messi in relazione con la coltura in esame, in questo caso l’olivo.
Esistono tecniche avanzate, come l'irrigazione in deficit controllato (RDI), che si collocano come modalità di gestione più razionale. Si tratta della pratica irrigua con cui si applica una modalità di gestione dell’acqua per cui non vengono completamente soddisfatti i fabbisogni idrici dell’albero durante la stagione di crescita.
Numerose sperimentazioni confortano questa tecnica che permette di risparmiare acqua, di usare bene e quando serve quella che si ha a disposizione, mantenendo i benefici che l’irrigazione apporta all’olivicoltura da reddito. Si aggiunga che produzione e standard qualitativi sono positivamente influenzati da questa tecnica che offre significativi ed ulteriori margini di risparmio idrico.
Se volessimo sostenere lo sviluppo della pianta utilizzando le pratiche di fertirrigazione avremmo ancora uno strumento aggiuntivo a disposizione. La fertirrigazione consiste nel miscelare al flusso irriguo i fertilizzanti, strumento tramite il quale si può fornire il corretto apporto di nutrienti laddove siano necessari (nei pressi dell’apparato radicale attivo), già disponibili perché soluti in forma assimilabile nell’acqua, e nelle quantità necessarie senza incorrere in sprechi. Senza trascurare che essendo fornite quantità molto contenute non corriamo rischi di percolamenti dei prodotti nelle falde acquifere. Inoltre, la fertirrigazione rappresenta la pratica con la quale riusciamo ad ottimizzare l’investimento dell’impianto irriguo.
Oggi microirrigazione significa anche fertirrigazione.

RIDURRE I COSTI
Per ridurre i costi dobbiamo cercare di ridurre al minimo le lavorazioni del terreno ed i costi di mano d’opera, con particolare riferimento alla potatura e alla raccolta.
È consigliabile praticare un inerbimento permanente nell’oliveto che, seppure in principio concorre per l’acqua con gli olivi, una volta sviluppato diviene un alleato prezioso per l’azione di microrganismi e funghi a livello radicale e per la consociazione di insetti che assicura un discreto effetto competitivo con fitofagi ed altri insetti dannosi. Questo permetterebbe di ridurre gli oneri per le lavorazioni del terreno.
Per quanto riguarda le potature, la voce di costo più importante dopo quella per la raccolta delle olive, dobbiamo valutare che la spinta vegetativa promossa dall’irrigazione rende poco razionale l’intervento annuale di potatura, in particolar modo di quelle più severe. L’irrigazione promuove lo sviluppo vegetativo; aumenta numero e lunghezza dei germogli, l’accrescimento del fusto, la lunghezza e la densità delle radici. La potatura sommata all’irrigazione avrebbe un effetto di eccessiva promozione vegetativa nei confronti della pianta che porterebbe ad interventi sempre più decisi di potature innescando un circolo vizioso.
Possiamo proporre di diradare nel tempo gli interventi di potatura passando a interventi biennali o addirittura quadriennali con piccole rifiniture. Tenderemo ad applicare una cosiddetta potatura minima che consiste nella messa a punto di strategie che, sfruttando le caratteristiche biologiche dell’olivo, minimizzano il fabbisogno di lavoro senza ripercussioni negative sulla produzione, sulla qualità del prodotto, e sulla sostenibilità dell’oliveto, portando gli interventi al minimo sopportabile dalla pianta.
Questo ci permetterebbe di contenere e distribuire il costo di potatura. Potremmo così allevare olivi con forma a mono fusto (monocaule), una forma di allevamento cosiddetta libera con forma equilibrata della chioma ma con fusto, o buona parte di esso, libero in modo da favorire l’eventuale raccolta meccanizzata che, avendo ora un densità di impianto significativa, appare un investimento razionale. L’olivo risulterà così atto ad essere scosso da scuotitrici meccaniche, per esempio dotate di ombrello di intercettazione delle olive.
I benefici derivanti dalla presenza di un impianto irriguo nell’oliveto sono molteplici: riduzione del fenomeno dell’alternanza produttiva, incremento delle produzioni medie, promozione dello sviluppo vegetativo, possibilità di diradare gli interventi di potatura, infittimento dei sesti, praticare inerbimento, esaltare i profili sensoriali dell’olio, ecc.

SUI NUOVI IMPIANTI
Queste condizioni si verificano con maggiore significatività su nuovi impianti dove possiamo gestire lo sviluppo radicale e l’ingresso in produzione. Quando invece passiamo da un regime in asciutto all’irrigazione abbiamo importanti  incrementi quantitativi e le piante, anche mature o senescenti, si giovano positivamente della disponibilità idrica.
Su piante secolari, con sesto molto ampio, anche in aree dove gli olivi sono sotto tutela paesaggistica, la posa degli impianti irrigui a goccia, anche interrata in subirrigazione, rappresenta una pratica consolidata, anche per il bassissimo impatto ambientale, con buoni risultati sulla produttività e sulla recessione progressiva dell’alternanza. Questo significa che l’olivo ha una risposta positiva all’acqua e che un buono stato idrico comunque è positivo. Quindi alla luce di questi vantaggi abbiamo cercato una stretta relazione con le realtà produttive per capire dove e come intervenire.
Sono così emerse diverse domande alle quali abbiamo cercato di dare risposta:

  • Si può guardare a un modello di olivicoltura che possa produrre reddito?         
  • Si può cercare di produrre reddito contenendo i costi di potatura e produzione?                                                
  • Che ruolo può assumere l’uso razionale dell’irrigazione all’interno del modello?

La proposta di un modello in cui l’irrigazione possa fare da perno tra le diverse pratiche consigliate appare oggi fattibile e, in ottica futura, idonea ad avviare i cosiddetti processi di sostenibilità. Riassumendo, i punti chiave sono:

a) intensificazione colturale,
b) subirrigazione con eventuale fertirrigazione,
c) inerbimento permanente,
d) potature minime su forma di allevamento libera,
e) eventuale raccolta meccanizzata.

Non si tratta ovviamente di un modello perfetto, nè è detto che vada abbracciato o applicato in tutti i suoi punti, rappresenta però un buon indirizzo, una direzione cui tendere per la moderna olivicoltura.
Appare chiaro che nell’ambito di questo modello, nel quale si tende a ottimizzare sul piano tecnico le pratiche agronomiche, l’uso razionale dell’irrigazione diventa un elemento di primaria importanza per pianificare la gestione dell’oliveto su basi economiche. La realizzazione dell’impianto irriguo tiene conto delle domande emerse e dei benefici a carico della produzione e della gestione.

PROGETTAZIONE DELL’ IMPIANTO
Per realizzare un impianto di irrigazione su un oliveto è necessario raccogliere diversi dati pre-impianto che permettono, al servizio agronomico e tecnico, di studiare la soluzione idonea e realizzarla su misura. Bisogna conoscere, inoltre, le attese di chi vuole realizzare l’impianto e l’obiettivo produttivo (hobbystico, paesaggistico, conservativo, da reddito) ovvero rispondere alle attese di chi affronta l’investimento dell’impianto irriguo. Riteniamo che possa essere l’olivicoltura da reddito il principale interlocutore quando si parla d’impianti microirrigui ad alta efficienza.

1) Pre-impianto: raccolta dati per progettazione
Iniziamo dalle caratteristiche fisico-chimiche del terreno e dell’acqua, pertanto è opportuno avere analisi del terreno e dell’acqua che siano recenti. Per quanto riguarda il terreno, la tessitura ci indica anche il suo comportamento idrico. Per quanto concerne l’acqua, è inoltre indispensabile conoscere la provenienza (es. da canale, da pozzo, da invaso, ecc.) in modo da poter studiare la filtrazione più idonea e definirne la tipologia (se autopulente in automatico o manualmente - fattore che incide significativamente sul costo d’impianto). Bisogna poi sapere se si tratta di un nuovo impianto o se invece è un oliveto maturo, poiché i fabbisogni risultano differenti, la sistemazione è in pianura o in collina (diventa necessaria una planimetria con quote altimetriche), il sesto di impianto e l’orientamento dei filari. Altra cosa importante è sapere se si desidera irrigare tutto insieme o se sono necessarie suddivisioni in settori, eventuali possibilità di automazione e disponibilità economica (tempi di rientro dall’investimento). Le scelte progettuali vanno accordate alle necessità espresse dall’utente: se pratica lavorazioni incrociate del terreno, oppure meccanizzazione delle potature o della raccolta, queste possono essere variabili importanti da tenere in considerazione in fase progettuale. Acquisiti questi pochi, ma essenziali dati, si procede alla progettazione vera e propria, tenendo sempre aperto il contatto con il rivenditore/installatore e l’utente.

2) Progettazione: soluzioni impiantistiche “su misura”
La tipologia della soluzione impiantistica parte dai dati raccolti e passa attraverso nuove scelte. Possiamo scegliere di realizzare impianti con ala gocciolante sospesa dal suolo o con gocciolatori da inserire sul tubo steso, oppure poggiare l’ala gocciolante sul terreno a una certa distanza dal fusto praticando un diserbo localizzato, possiamo infine interrare l’ala gocciolante a 20-30 cm di profondità e usare la gestione in subirrigazione.
Resta come possibilità la microaspersione, ma è sempre meno utilizzata anche se ha un’elevata distribuzione dell’acqua ed è poco apprezzata sugli oliveti secolari, in quanto può rappresentare  un  incentivo allo sviluppo di infestanti, possibili patologie a carico delle superfici direttamente bagnate, necessità di maggior controllo fitosanitario e delle infestanti, non permette inoltre le lavorazioni incrociate del terreno e interferisce con la raccolta meccanica.

DIVERSE SCELTE
Vediamo cosa implicano le scelte che abbiamo effettuato.

a) Se realizziamo l’impianto sospeso con ala o gocciolatori da inserire abbiamo, come principale beneficio, la rapida e semplice installazione ma, come principali svantaggi, possibile disomogeneità del reintegro idrico, l’intralcio alle potature o alla meccanizzazione, scarsa stabilità al vento e possibile deriva, effetto battente della goccia sul terreno, accessibilità ad animali dannosi.
Su impianti in superintensivo invece, dove gli olivi sono disposti a filare con sesti affini a quelli della viticoltura, la presenza di fili di sostegno permette un uso più razionale con sistemazioni su filo con 1-2 gocciolatori auto compensanti per pianta con buoni risultati (esperienza in atto in Sicilia con sesti di 4x2,5 su FS17 e Giarraffa).

b) Se preferiamo l’ala gocciolante poggiata a terra (1 o 2 per fila) avremo tutti i benefici della goccia (uniformità di distribuzione, alta efficienza del reintegro idrico, mantenimento strutturale, ecc.) ma avremo comunque la possibilità che interferisca con lavorazioni o essere esposta ad attacchi esogeni. L’installazione è comunque semplice, ma comporta una maggiore attenzione a carico delle ali in campo. Possiamo usare 2,3 litri/ora di portata con distanza 80 cm tra i gocciolatori autocompensanti.

c) Altra possibilità di soluzione d’impianto è la subirrigazione o SDI (Subsurface Drip Irrigation). Consiste nell’interramento dell’ala gocciolante (con tecnologia antisifone) a circa 20-30 cm, lungo una o due file, parallele al filare degli olivi. Richiede un’installazione più lunga, ma al fine di essere più precisa.
Non ostacola le lavorazioni del terreno o incrociate, è il sistema con la maggiore efficienza di reintegro (90-95% del volume d’acqua fornito viene usato dall’olivo senza perdite per evaporazione superficiale), fornisce una buona dispersione idrica nel terreno e contribuisce al mantenimento, se non miglioramento, della struttura del terreno stesso riducendo la necessità di continue lavorazioni. Permette di controllare lo sviluppo delle infestanti non bagnando direttamente la superficie e contribuisce, però, a sostenere la pratica dell’inerbimento riducendo la competizione per l’acqua. Nessun ostacolo alle raccolte meccanizzate o alle pratiche di potatura meccanica.

L’ETA’ DELL’OLIVETO
Su oliveti giovani si preferisce la soluzione con ala poggiata che poi al terzo anno viene interrata permettendo di gestire dapprima lo sviluppo radicale e aumentando il margine di variabili gestibili. Permette di praticare con alta efficienza l’irrigazione in deficit controllato nella fase di indurimento del nocciolo che corrisponde anche al periodo in cui vi è meno acqua disponibile.
Su oliveti adulti, a seconda delle condizioni del terreno, si opta per 1-2 ali gocciolanti poste ad almeno 80 cm dal fusto, una per lato. La profondità d’interramento e la distanza dal fusto, su piante molto sviluppate, vanno scelte dopo avere valutato a che profondità e distanza si trovano le radici più attive, praticando uno scavo di ispezione parallelamente alla fila per vedere dove si trovano i capillizi radicali attivi. Si consiglia, generalmente, di usare portate di 1,6 litri/ora con distanza tra i gocciolatori di 60 cm. L’impiantistica idonea per la subirrigazione prevede la presenza di contatori volumetrici per verificare le corrette portate in accordo con quelle del dimensionamento. La soluzione in SDI è ad oggi, alla luce dell’esperienza di NETAFIM Italia, quella con maggiori margini gestionali e con maggiori benefici sebbene implichi un’installazione più attenta ed un costo iniziale maggiore, che va interpretato in un’ottica di investimento.


3) Punti critici della progettazione
Il vero punto critico, oltre alla disponibilità della risorsa idrica, è la tipologia di acqua. Questo aspetto contribuisce a determinare la scelta del sistema di filtrazione, cuore del sistema, che deve essere adatto a fornire acqua agli erogatori (punti goccia, gocciolatori, microsprinklers, ecc.) con una qualità idonea a non provocare occlusioni.
Se l’acqua che va ai gocciolatori è qualitativamente adatta, l’impianto dura di più e necessita solo di manutenzione ordinaria. La gamma di soluzioni che NETAFIM Italia può fornire è ampia e testata sulle più diverse e de eterogenee condizioni per i più disparati obiettivi produttivi.

LA MANUTENZIONE
L’altro punto critico è proprio la manutenzione. La gestione dell’acqua con sistemi costituiti da componenti tecnologicamente avanzati necessita di un cambio di mentalità gestionale. Come pratichiamo le manutenzioni preventive ed ordinarie alle automobili così dobbiamo fare con l’impianto di irrigazione.
Su impianti visibili come l’ala sospesa o poggiata o la microaspersione i problemi o le ostruzioni sono presto individuabili. Sull’impianto interrato in subirrigazione dobbiamo praticare la manutenzione preventiva e tenere d’occhio i contatori che ci dicono se l’impianto sta funzionando bene e la portata corrisponde a quella per il quale è stato dimensionato.
Praticare lavaggi con soluzioni molto diluite di acidi o perossidi permette all’impianto di vivere di più ed in maggiore efficienza. Anche per questi motivi la raccolta dei dati prima della realizzazione dell’impianto deve comprendere anche le analisi dell’acqua, dato che spesso bicarbonati, ferro, alghe o cariche batteriche possono creare problemi, risolvibili e (se si conosce il rischio o minaccia) ovviabili.

4) Impatto economico degli impianti
La realizzazione dell’impianto di irrigazione viene commisurata al portafoglio dell’utente. Si cerca di fornire soluzioni che siano economicamente sostenibili per chi le richiede. In assenza di reali benefici, di fronte a costi fuori portata, di solito si sconsiglia di procedere o si propongono soluzioni alternative.
La scelta di porre 1 ala gocciolante oppure 2 ali per fila di piante determina macroscopicamente una forte variazione di costo. La filtrazione può avere un forte impatto economico e dipende dal tipo di acque da filtrare, ma soprattutto dalle portate. Le valvole hanno un impatto relativo perché dipende molto dalle richieste operative come le settorizzazioni e dal tipo di valvola (manuale, elettrica, ecc.). Risparmiare sulla manodopera optando per soluzioni in automazione ha un significativo impatto economico iniziale. I progetti che di seguito riportiamo sono due impianti realizzati nello scorso anno su oliveti con diverse scelte tecniche e diverse condizioni di partenza. Non abbiamo la pretesa di essere del tutto esaustivi sulle molteplici tipologie di soluzioni di impianto, ma i due esempi racchiudono buona parte delle variabili che concorrono alla realizzazione di un sistema irriguo.
 

 

IMPIANTO IN TOSCANA

Questo impianto di circa 5 ha (Fig. 1) è stato realizzato in Toscana con due sesti diversi 6x5 (le file orizzontali sulla destra) e 5x5 (le file verticali sulla sinistra). E’ un tipo di scelta che si muove nella direzione della moderna olivicoltura da reddito che prevede l’intensificazione dei sesti di impianto. L’ala gocciolante utilizzata è un DripNet con passo 60 cm e portata 1,6 litri/ora dotata di sistema antisifone e anti intrusione delle radici. Quindi è stata scelta un’ala gocciolante integrale con gocciolatori autocompensanti che permette, al variare della pressione, di erogare al gocciolatore sempre la stessa portata. Si è poi proceduto alla posa in subirrigazione ad una profondità di interramento di 35-40 cm.


 

Nella Tabella abbiamo riportato, a grandi linee, i costi orientativi per i 5 ha con un investimento di poco più di 1.000€ ad ettaro compresa l’automazione. I costi ad ettaro sono però molto suscettibili di variazione. I costi vivi dell’ala gocciolante incidono fortemente ma la settorizzazione (valvole) oppure la filtrazione possono avere un impatto anche superiore, così come l’eventuale automatizzazione del sistema implica oneri economici importanti.
L’impatto economico non è però limitato solo a questo aspetto. Dobbiamo valutare l’insieme dei benefici e dei costi iniziali ed in quanto tempo è possibile stabilizzare lo sforzo economico bilanciandolo coi benefici successivi. La subirrigazione ha un costo iniziale più alto, nel tempo abbiamo potuto osservare che è stato bilanciato dall’efficienza, dalla durata e dalla razionalizzazione delle risorse e dai benefici produttivi e gestionali.


IMPIANTO IN COLLINA

 

 

Nell’impianto a disposizione collinare (Figura 2) possiamo vedere le curve di livello e la suddivisione in settori (7 in tutto) di circa 1,5 ha ciascuno. In questo caso è stata fatta la scelta di posizionare due ali gocciolanti (UniRam da 2,3 litri/ora con passo 60 cm) per fila di piante che hanno un sesto di 6x5 m. Il costo di questo impianto è invece più oneroso ed è dovuto alla presenza di 2 ali per fila, alla filtrazione automatica (che incide per circa il 30%) e alla settorizzazione diversificata che impone l’uso di idonee valvole. Il costo ad si aggira sui 2.500 € ad ettaro a dimostrazione che non è possibile dare un costo fisso, ma che è la progettazione su misura che viene incontro alle esigenze del cliente in funzione delle condizioni di campo e di approvvigionamento idrico che si riscontrano. Anche questa volta è stata scelta l’intensificazione dei sesti con subirrigazione.
Le tecnologie dei gocciolatori da subirrigazione hanno un valore aggiunto che riguarda i sistemi di protezione meccanica dall’intrusione delle radici, il sistema autocompensante che mantiene costante la portata erogata dal gocciolatore al variare della pressione nel tubo (nel range 0,5 - 4 atm o bar), i sistemi irrigui con tecnologia antisifone non permettono che l’impianto, mentre si svuota, risucchi detriti dall’esterno.
Le variabili che determinano i costi di impianto sono molteplici con oneri suscettibili di variazioni a seconda delle scelte tecniche o tecnologiche o di adattamento alle pendenze o delle caratteristiche di acqua e terreno. Possiamo indicare un rapporto di costi tra i diversi tipi di soluzioni impiantistiche. L’impianto col costo minore è forse quello con ala sospesa dato che non implica eccessivi costi di installazione o di scavo, ma con tutti i problemi già evidenziati.
Se dicessimo che questo impianto costa 1 allora quello con ala poggiata potrebbe costare circa 2 volte il primo e l’impianto in subirrigazione potrebbe arrivare a 3 volte il costo del primo. Si tratta comunque di indicazioni del tutto orientative, dato che all’interno della stessa tipologia di soluzione impiantistica le cose possono variare.
L’obiettivo è sviluppare Sistemi di Irrigazione, cioè impianti fatti su misura dal filtro, ai raccordi, all’ala gocciolante. Il concetto è che dobbiamo, in agricoltura professionale o da reddito, ed in olivicoltura soprattutto, ottimizzare le risorse. Realizzare e dimensionare un sistema che tenga conto, dal punto di vista tecnico ed agronomico, di tutto il complesso dei fattori che concorrono alla pratica di una tecnica colturale adatta all’olivicoltura.

DALL’ACQUA IL MIGLIORAMENTO
Va messo in luce, concludendo, il ruolo cardine dell’irrigazione. È proprio la razionale pratica irrigua che permette l’intensificazione colturale, sostiene l’inerbimento, favorisce, anche con la fertirrigazione, la riduzione dei tempi di ingresso in produzione, consente di diradare gli interventi di potatura e non interferisce con l’eventuale raccolta meccanizzata.
Le soluzioni proposte risultano in grado di sostenere i modelli proposti dalla moderna ricerca applicata ad una olivicoltura che, praticata con obiettivo di generare reddito, deve avere come principio guida quello dell’utilizzo razionale degli strumenti a disposizione.
Un approccio scientifico a fini pratici.

LA QUALITÀ DELL’OLIO
Ecco cosa succede, dal punto di vista qualitativo, all’olio estratto da olive provenienti da oliveti irrigati. L’irrigazione non influenza significativamente l’acidità libera, il numero di perossidi e gli indici spettrometrici dell’olio. Sono questi i composti e i parametri analitici che definiscono, dal punto di vista merceologico, un olio extravergine di oliva.
Diverse sono le esperienze, con diverse prove varietali, che hanno evidenziato la possibilità di produrre oli extravergini di oliva indipendentemente dal regime idrico a cui è soggetto l’olivo. 
La qualità sensoriale di un olio è strettamente correlata ai fenoli idrofili che hanno impatto sensoriale come piccante e amaro, mentre alla base dell’aroma dell’olio ci sono principalmente le sostanze di tipo volatile a 5 e 6 atomi di carbonio (C). La qualità salutistica è però strettamente legata alle sostanze responsabili di amaro e piccante (derivati dell’oleuropeina).
I composti fenolici  e le sostanze aromatiche possono però essere influenzati dall’irrigazione, significa che a parità di altre condizioni è possibile modificare la concentrazione fenolica variando i volumi di acqua somministrata durante il periodo irriguo. Si influenza così la concentrazione dei polifenoli totali, ma non si modifica la composizione fenolica. Gli oli ottenuti da piante irrigate in solo soccorso hanno concentrazioni fenoliche più alte rispetto a quelle piante pienamente irrigate. Le piante in deficit idrico controllato hanno avuto indicazioni simili, dal punto di vista fenolico, a quelle in asciutto. L’attività dell’enzima lipossigenasi libera, in fase di estrazione, i composti volatili responsabili del profilo aromatico dell’olio. L’irrigazione ha effetto di aumentare la concentrazione di questi composti volatili, aldeidi ed alcoli saturi ed insaturi a 6 e 5 atomi di C che percepiamo come fruttato ed erbaceo. Pertanto con un’irrigazione di pieno reintegro le sensazioni di amaro e piccante tenderanno ad alleviarsi e verranno, di contro, esaltate le sensazioni aromatiche, senza pregiudicare il valore salutistico dell’olio. Un buon equilibrio salutistico-sensoriale si può raggiungere applicando l’irrigazione in deficit idrico controllato che mantiene una buona concentrazione delle sostanze fenoliche avendo un effetto positivo sull’incremento delle sostanze aromatiche.
Quindi come l’irrigazione in deficit controllato si collochi tra gli strumenti per produzioni altamente qualitative dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche dell’olio, permettendo inoltre il risparmio di almeno il 50% dell’acqua rispetto alla piena irrigazione. Una tecnica sostenibile con basso impatto ambientale. L’irrigazione modifica positivamente le caratteristiche nutrizionali e salutistiche dell’olio e consente di diversificarne il profilo analitico, organolettico e sensoriale.

Alberto puggioni e Luca Demartini
 

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