L'irrigazione di soccorso con impianti a goccia in vigneto: l'esperienza italiana(Articoli e Letture)

Fino a pochi anni or sono la tecnica dell'irrigazione della vite era, nella maggior parte dei casi, considerata incompatibile con quel concetto di viticoltura di qualità che sempre di più si sta diffondendo nel mondo, e che in Europa trova radici e tradizioni più forti che altrove.
Non a caso, come spesso accade, proprio nelle nuove aree vitivinicole, in cui mancano quelle radici e quelle tradizioni pregiudiziali che caratterizzano invece l'Europa, si è avuto modo di approfondire, attraverso la sperimentazione, l'applicazione di questa tecnica agronomica, imparando ad apprezzarne vantaggi e a conoscerne i limiti, nonché favorendone l'enorme diffusione.
 

Da stime recenti si valuta che nel cosiddetto Nuovo Mondo del vino (Australia, Usa, Argentina, Cile, Sud Africa ecc.) circa 1'80% dei vigneti venga irrigato, mentre nei Paesi europei questa percentuale non supera il 10%.
Viticoltura di qualità oggi significa essenzialmente produrre con professionalità, utilizzando le tecnologie che vengono messe a disposizione dal mondo della ricerca e dell'industria. In questo senso 'investimento in tecnologie ha avuto, negli ultimi dieci anni, un ruolo determinante nella filiera vitivinicola e ha permesso di elevare il livello qualitativo delle nostre produzioni sia sulla pianta sia in cantina.
Prova evidente di questa evoluzione è il proliferare, in ambito nazionale, di pubblicazioni, fiere, esposizioni e convegni riguardanti il settore vitivinicolo, che riscontrano un crescente interesse da parte negli operatori del settore.
Anche la costante e imponente crescita che si è registrata nel comparto delle macchine agricole per la viticoltura e nel mercato per l'enologia e l'imbottigliamento rappresenta un segnale preciso della trasformazione evolutiva che è in atto in viticoltura da alcuni anni e che è perfettamente cosciente di come l'utilizzo appropriato delle tecnologie contribuisca a elevare la qualità del prodotto.
Se la qualità rappresenta l'obiettivo primario di una certa viticoltura, non meno importante è riuscire a mantenerla nel tempo, cercando di ridurre al minimo tutte quelle variabili (colturali, ambientali ed enologiche) che possono interferire con il raggiungimento di uno standard qualitativD costante nel corso degli anni.
In quest'ottica si colloca la tecnologia dell'irrigazione a goccia, la quale, oltre a potersi definire a pieno itolo "tecnologia", rappresenta sicuramente una delle tecniche agronomiche più moderne e innovative.

Variabili climatiche

Gli impianti di irrigazione a goccia sui vigneti rappresentano una realtà già da tempo diffusa nelle aree viticole del Meridione, dove l'irrigazione è una pratica quasi obbligata e di mantenimento, ma negli ultimi anni sta trovando un'applicazione crescente soprattutto nelle zone del Centro e del Nord dell'Italia, dove sono tradizionalmente localizzate le aree viticole più rinomate.
Negli ultimi anni in queste zone si è preso coscienza di come un'irrigazione di soccorso ben gestita possa consentire il raggiungimento di standard qualitativi sempre più elevati ecostanti nel tempo.
Volendo chiarire il significato dell'irrigazione di soccorso, potremmo definirla come una somministrazione di acqua con volumi ridotti e in periodi ben definiti, finalizzata a eliminare gli stress
idrici della vite che influenzano negativamente la composizione finale del mosto.
Tali stress sono strettamente collegati alle variabili ambientali e in particolare alle precipitazioni estive che, in molte zone, sono sempre più insufficienti a garantire il fabbisogno irriguo minimo del vigneto,
concorrendo talora alla determinazione del basso livello qualitativo della vendemmia.
La determinazione esatta dei volumi e dei periodi di cui sopra è sicuramente difficoltosa, tuttavia sulla base di conoscenze bibliografiche e dell'esperienza acquisita si può tentare almeno a grandi linee di fornire indicazioni oggettive.
Nella pratica, risulta purtroppo impossibile applicare i concetti tante volte ribaditi di coefficienti colturali (Kc) ed evapotraspirazione potenziale (ETP), in quanto per la vite non sono ancora stati studiati e definiti i coefficienti colturali relativi all'irrigazione di soccorso e finalizzati alla vilicoltura di qualità nella
nostra penisola, che meriterebbero sicuramente uno studio più approfondito.
Gli unici dati in merito esistenti provengono da Paesi dell'emisfero australe, le cui caratteristiche pedoclimatiche spesso troppo diverse dalle nostre rendono impossibile il riutilizzo di tali dati tal quali.
I volumi di restituzione idrica per un'irrigazione di soccorso variano non solo in funzione delle variabili ambientali (precipitazioni, radiazione solare, temperature, umidità, ecc.), ma anche in funzione delle variabili agronomiche (varietà, portinnesto, struttura del terreno, forma di allevamento, gestione del suolo ecc.).
A titolo indicativo e sulla base delle esperienze acquisite si può affermare che:
a) nelle regioni del Centro-Nord possono verificarsi annate in cui, in molte zone, restituzioni stagionali di 20-30 mm per ettaro (200-300 m³ha) possono essere sufficienti, fino ad arrivare al massimo, nelle zone e nelle annate con scarse o nulle precipitazioni estive (giugno-Iuglioagosto) ad apporti stagionali di 60-80 mm per ettaro (600-8OO m³/ha).
b) Per le regioni Meridionali, per le isole e per alcune regioni del Centro-Sud generalmente la condizione di scarse o nulle piovosità estive rappresenta la norma.
Pertanto le restituzioni stagionali di 60-80 mm per ettaro rappresentano i vlumi minimi che in molte zone vano apportati per non mandare in stress la pianta.
In altre zone si arriva a restituire orientativamente anche 100-120 mm per ettaro a stagione (1000-1200 m³/ha). Questi volumi sono riferiti alle varietà da vino e alla restituzione idrica attraverso un impianto a goccia che garantisca un'elevata funzionalità e un'alta uniformità di distribuzione. Diverso sarebbe riportare questi valori per altri sistemi (aspersione o scorrimento), per i quali sarebbero senza dubbio insufficienti. Inoltre, per le uve da tavola i volumi irrigui sono molto più elevati.

Variabili agronomiche e tecniche

La siccità della zona non è l'unico fattore limitante per l'ottenimento di un vino di elevata qualità. Spesso gioca un ruolo importante il terreno. 
Ben pochi sono quei terreni in grado di mantenere sufficienti condizioni di umidità fino alla fase di post-invaiatura del grappolo; la maggior parte di essi necessitano di un'attenta analisi e  di molta esperienza perchè si possa arrivare a definire quali sono i volumi appropriati, ma soprattutto i giusti volumi per ogni turno irriguo. Sono proprio questi ultimi che variano sensibilmente in funzione delle caratteristiche strutturali e climatiche del terreno su cui si sta operando.
In linea generale, sappiamo che sui terreni tendenzialmente sabbiosi si dovrà intervenire con una frequenza maggiore e volumi più frazionati; mentre su quelli tendenzialmente argillosi sarà minore il numero degli interventi e magiore il volume per intervento. Purtropp però la casistica e l'esperienza insegnano che a volte terreni classificabili del primo tipo presentano un assorbimento dell'acqua molto simile a quelli argillosi.
Per riuscire a stailire i volumi di restituzione idirca per ogni turno, risulta di fondamentale importanza il controllo della profondità di irrigazione, che un sistema d'irrigazione a goccia consente di monitorare con molta più semplicità e precisione rispetto a qualsiasi altro sistema irriguo.
Il controllo della profondità di irrigazione è stretamnte correlato alla zona di maggior sviluppo dell'apparato radicale, generalmente localizzato per il 70-90% nei primi 60 cm di profilo del terreno.
Di conseguenza sui vigneti in produzione, ogni volta che si interviene, l'irrigazine deve raggiungere indicativamente la profondità di 60-80 cm.
Sarà pertanto on considerazione del volume di acqua necessario per ragiungere questo strato di terreno che potremo arrivare a definire in quanti turni irrigui dovremo frazionare il volume complessivo per i fabbisogni idrici stagionali.
Il monitoraggio dell'umidità del terreno nella zona bagnata dal goccilatore può essere effettuata mediante utilizzo di sensori di umidità. A questo scopo si deve tenere presente che, trattandosi di un'irrigazione di soccorso, i livelli di umidità nel terreno sono appena percepibili e spesso i tradizionali tensiometri non sono in grado di leggerli. Per un'irrigazione di soccorso, i livelli di umidità del suolo da prendere in considerazione oscillano tra i 100kPa per i terreni più leggeri e i 400 kPa per quelli più pesanti.
Pertanto si dovranno posizionare, almeno in due profili del terreno, due sensori di umidità del tipo a resistenza elettrica, in grado di misurare la resistenza elettrica tra due lettrodi onseriti in un materiale che asorbe l'umidità. QUesto tipo di sensori, in particolare i blocchetti di gesso, riescono a leggere una tensine (suzione) entro i limiti estremi dell'acqua disponibile nel terreno e cioè fra la capacità di campo ed il punto di appassimento (da 30 kPa circa a 900 kPa).
Restada stabilire quali siano i momenti fenologici più opportuni per intervenire e quale sia io limite massimo di intervento.
A questo proposito vale la pena di sottolineare che, nonstante la tendenza generale sia quella di non intervenire oltre la fase di invaiatura, vi possono essere taluni casi in cui una o due irrigazioni con modesti volumi di acqua si rendano necessari anche dopo questa fase, soprattutto nei terreni con bassa capacità di ritenzione idrica.

Conclusioni

In definitiva possiamo affermare che la tecnica agronomica dell'irrigazione di soccorso con sistemi a goccia consente di ottenere numerosi vantaggi per l'ottenimento di un prodotto di qualità in viticoltura, i quali possono essere così riassunti:
Riduce notevolmente lo sviluppo di crittogame e marciumi, non bagnando direttamente la pianta
Permette di mantenere un livello costante di umidità del terreno durante tutto il periodo vegetativo, fattore che influenza favorevolmente la qualità del vino:

  • Si possono utilizzare acque fredde (es. da pozzo) anche nelle ore più calde della giornata
  • Non altera l a struttura del terreno, mantenendo un buon equilibrio tra fase solida e fase gassosa
  • Consente la distribuzione degli elementi minerali in funzione dei fabbisogni specifici per ogni fase fenologica attraverso la fertirrigazione, aumentando l'efficienza dei fertilizzanti apportati e riducendone di conseguenza la quantità
  • Assicura una maggiore produzione per ceppo associata ad una migliore concentrazione zuccherina
  • Permette un anticipo della fase di invaiatura (7/10 gg), allungando di conseguenza il periodo a disposizione per la maturazione
  • Permette un'irrigazione uniforme anche in zone collinari con forti pendenze
  • Riduce fortemente le perdite per evapotraspirazione riducendo notevolmente i volumi irrigui necessari rispetto aqd altri sistemi
  • Consente di realizzare la pratica dell'inerbimento (controllo dell'erosione, aumento della sostanza organica, riduzione della lisciviazione dell'azoto, migliore portata e transitabilità per le macchine, ecc)
  • Riduce il consumo di energia (dal 30 al 50% in meno rispetto ai sistemi per apsersione)
  • Contiene maggiormente lo sviluppo delle infestanti rispetto ai sistemi per aspersione
  • permette di irrigare anche in presenza di acque molto saline

i suddetti vantaggi consentono a tale sistema irriguo di essere anno verato a pieno titolo tra le moderne tecnologie utilizzabili oggi in viticoltura per migliorare la qualità, superando tutte quelle resistenze dovute a un preconcetto radicato che fino a poco tempo fa classificava la vite tra le colture agrarie coltivabili senza l'ausilio di un impianto irriguo, perchè in grado di sopportare qualunque stress idrico senza riflessi negativi sul prodotto finale.
Va infine segnalato che, a causa dell'effetto serra, sul lungo periodo si prevedono un aumento della temperatura della terra e  una grande variabilità delle precipitazioni, con conseguente repentino passaggio da situazioni di siccità a eccessi idrici.

 

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