Con l'irrigazione a goccia frutti migliori e uniformi(Articoli e Letture)

Nella moderna agricoltura, spinta all’ottimizzazione della produzione e dei processi, il sistema d’irrigazione assume un’importanza sempre maggiore. Molti sono i sistemi irrigui oggi disponibili ma, quando viene richiesta un’elevata precisione di distribuzione e un raccolto uniforme e di qualità elevata, si tende ad impiegare la microirrigazione.
Per rispondere alle esigenze della meccanizzazione, sia in fase di semina e trapianto che durante la raccolta, questo tipo d’irrigazione prevede una tecnologia sviluppata che consente di realizzare file sempre più lunghe con una distribuzione dell’acqua e dei concimi (con la fertirrigazione) uniforme in tutti i punti dell’impianto.
Netafim, multinazionale israeliana, con oltre 40 anni di esperienza in numerose colture e in diverse zone climatiche, per la coltura del pomodoro da industria normalmente propone soluzioni irrigue che prevedono o l’utilizzo di ala gocciolante monostagionale StreamlineTM (foto ...) o di quella pluristagionale TiranTM (foto da catalogo).
«Oggi le ali monostagionali sono le preferite – spiega Paolo Piola, Marketing Manager Netafim – visto che in questo momento l’agricoltore non sa se l’anno successivo coltiverà ancora pomodoro da industria».
Nella gamma Netafim si trovano anche altri due tipi di ali gocciolanti che si adattano molto bene alla coltura del pomodoro: l’ala gocciolante leggera integrale non autocompensante PythonTM e l’ala gocciolante integrale autocompensante DripNetTM. Queste ali, con differenti soluzioni, garantiscono una distribuzione uniforme dell’acqua anche per lunghezze di oltre 400 metri. Il DripNetTM, essendo autocompensante permette inoltre di lavorare, mantenendo l’uniformità di distribuzione anche in terreni in pendenza.
Il gocciolatore Netafim a tecnologia TurboNet (non ho la foto), unico nel suo genere, garantisce un’elevata uniformità di distribuzione e di resistenza all’occlusione. Specifica di tale gocciolatore, infatti, è proprio la sua doppia capacità di resistenza all’otturazione. Infatti, in primo luogo la sua posizione all’interno del tubo fa si che “peschi” l’acqua più pulita, ossia quella proveniente dalla parte centrale del tubo. In secondo luogo, la presenza di un piccolo filtro all’ingresso di ogni gocciolatore, garantisce un’ulteriore filtrazione dell’acqua. Una volta all’interno del gocciolatore l’acqua scorre attraverso un labirinto, con passaggi molto ampi e una lunghezza ridotta, nel quale si viene a creare un flusso turbolento. Questo contribuisce ulteriormente ad evitare la possibilità di eventuali depositi di impurità nei gocciolatori ed una loro conseguente occlusione.
La tecnologia TurboNet permette di realizzare gocciolatori con un rapporto Pressione ingresso/Portata erogata tale da ottenere un incremento di portata solamente del 38% anche al raddoppio della pressione in ingresso garantendo quindi un’uniformità di distribuzione difficilmente eguagliabile.
«Il nostro approccio – spiega Piola – non è quello di produttori di materiale plastico ma di azienda che nasce dal mondo agricolo in grado di fornire soluzione irrigue globali che comprendono anche assistenza tecnico-agronomica».

Un apporto costante
L’irrigazione a goccia sul pomodoro da industria non è certamente una novità. In Puglia viene effettata da circa 40 anni, con ottimi risultati. Cambiamenti di clima e di mercato e la necessità di avvicinare la produzione agli stabilimenti di trasformazione hanno fatto diffondere la coltura anche al centro nord (in particolare in Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Abruzzo e Lombardia) e con essa l’irrigazione a goccia, che risulta essere il più efficace metodo destinato a questa coltura. La “goccia” consente infatti alla pianta di disporre di un apporto idrico continuo e costante, con conseguente vantaggio sulla formazione dei frutti e sulle proprietà organolettiche. Anche se il numero di interventi irrigui nel corso del ciclo colturale del pomodoro risulta notevole (da 30 a 50 a seconda dell’andamento climatico, della natura del terreno e della durata dei turni) il metodo consente notevoli risparmi d’acqua.
I momenti in cui si effettuano gli interventi sono sostanzialmente tre: subito dopo il trapianto (in modo da favorire l’attecchimento della pianta), nella fase di sviluppo dell’apparato fogliare (con la contemporanea emissione dei fiori per evitarne la cascola), nella fase che va dall’allegagione alla invaiatura (per favorire l’ingrossamento dei frutti).
Le esigenze idriche del pomodoro sono decisamente elevate: si va dai 5.000 ai 7.000 m3/ha per le tipologie allungate e tonde ed è compresa tra 1.500 e 2.000 m3/ha per il pomodorino.
L’efficienza dell’irrigazione a goccia, che provvede alla “restituzione del fabbisogno idrico delle piante”, garantisce un’efficacia del 90-95%. Rispetto ad altri sistemi irrigui evita: l’effetto battente delle gocce, il compattamento del terreno, la formazione di una crosta superficiale e l’asfissia radicale. È ideale, inoltre, a mantenere nel terreno un rapporto ideale fra aria ed acqua e per confinare la salinità al margine del bulbo di terra bagnato permettendo così di utilizzare anche acque ricche di sale (ovviamente nei limiti di tollerabilità della coltura).
Con l’irrigazione a goccia l’apparato radicale viene confinato in un definito volume di suolo; in questo modo risulta più compatto e riduce il consumo di energia con una maggiore efficienza nell’uso di acqua e fertilizzanti. L’equilibrio aria-acqua, infatti, risulta ottimale per le radici e favorisce l’ingresso dei nutrienti. Anche se l’apparato del pomodoro, fibroso e fascicolato, può raggiungere anche la profondità di 1,5 m, la parte più attiva e ricca di capillizi esplora i primi 30-50 cm del terreno.
L’irrigazione a goccia, che prevede interventi ravvicinati ma effettuati con misurate quantità d’acqua, consente alle piantine di pomodoro di avere uno sviluppo continuo senza momenti di stress-arresto della crescita. In questo modo i campi risultano omogenei e la maturazione più uniforme e anticipata.

 

Distanze fra i gocciolatori
Fra i vantaggi riscontrabili con l’utilizzo della “goccia” vi è la riduzione delle infestanti (e delle spese per il diserbo), il libero accesso alle macchine, un quadro fitosanitario generale migliore con riduzione dell’incidenza delle malattie crittogamiche  (e dei trattamenti fitosanitari) e, di conseguenza, anche un grado Brix più elevato.
La forma del volume bagnato attorno alle radici delle piantine cambia in funzione della tessitura del suolo: nei suoli pesanti è più largo e meno profondo, tutto il contrario in quelli leggeri. In funzione di queste caratteristiche viene regolata la distanza fra gli erogatori, che verranno messi più vicini nei suoli leggeri (30-50 cm) e più lontani in quelli pesanti (0,7-1 m). Nei suoli di medio impasto la distanza fra gli erogatori sarà compresa fra i 50 e i 70 cm.
Nella foto 4 si vedono quattro fasi di sviluppo della coltura, fino alla completa copertura del terreno coltivato, irrigata con ala gocciolante StreamlineTM 16080 (8 mills), distanza 40 cm, con una portata dei gocciolatori di 1 l/h.
Il naturale completamento dell’irrigazione a goccia è la fertirrigazione: «Impiegare la microirrigazione senza concimare allo stesso tempo è un po’ come utilizzare la Ferrari solo per andare a fare la spesa» afferma Piola.

La fertirrigazione
Con la fertirrigazione è possibile distribuire acqua e concimi allo stesso tempo assicurando una ripartizione omogenea degli elementi fertilizzanti al terreno rispettando, nel corso del ciclo di sviluppo, le specifiche esigenze delle colture e ottenendo un’efficienza di assorbimento più elevata e minori rischi ambientali.
Tale tecnica prevede l’utilizzo oltre all’impianto di irrigazione localizzata, di appositi apparecchi per la miscelazione dei concimi chimici (ad elevata solubilità).
Per la miscelazione dei fertilizzanti Netafim propone il sistema Fertikit, oggi disponibile in versione autonoma per applicazioni in pieno campo equipaggiata con una batteria che viene ricaricata tramite pannello solare [sono ancora in attesa di ricevere la foto con il pannellino solare]. La commercializzazione di questo prodotto, già adeguatamente sperimentato, dovrebbe iniziare proprio in questi giorni.
Numerose prove sperimentali e dimostrative condotte negli ultimi anni hanno evidenziato la positiva interazione della microirrigazione a goccia con la tecnica fertirrigua, con incrementi produttivi del 20-30%. Il mantenimento di un buon mantenimento idrico-nutrizionale consente infatti alla pianta di esprimere al meglio le proprie potenzialità risultando meno soggetta agli stress ambientali.
Netafim è in grado di fornire, oltre a prodotti e assistenza tecnica e agronomica pre e post vendita, il sistema di acquisizione dati senza cavi Irriwise [non ho foto né documentazione]. Questo sistema di monitoraggio, certificato CE, risponde all’attuali normative tecniche e di radio-comunicazioni senza fili.
Da segnalare, infine, la possibilità di utilizzo su questa coltura di un sistema irriguo a bassa pressione. Per questo sistema denominato LPS (Low Pressure System – Sistema irriguo a Bassa Pressione) che lavora a bassissime pressioni, sono infatti sufficienti solo 3 m.c.a. con conseguente ridotta attività di pompaggio e considerevoli tagli dei costi energetici. Il sistema è costituito da una struttura modulare che consente un’installazione e un investimento economico graduale.
Il sistema LPS permette di irrigare con basse portate istantanee(gocciolatori da 0,6 l/h) con una ancora più efficiente distribuzione dell’acqua nel terreno e la possibilità di irrigare un elevato n. di ettari contemporaneamente con conseguente abbattimento di costi di mano d’opera e impiantistica.

 

 

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